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Abbiamo letto per voi: "Un microbioma compromesso è una causa dell’invasività del tumore mammario."

Aggiornato il: 22 ago 2019

Una nuova ricerca dell'Università della Virginia suggerisce che un intestino infiammato e privo di flora batterica fisiologica fa sì che il cancro al seno diventi molto più invasivo e si diffonda più rapidamente in altre parti del corpo. Melanie Rutkowski, del Dipartimento di Microbiologia, Immunologia e Biologia del Cancro della UVA, ha scoperto che distruggere il microbioma dei topi ha causato una maggiore aggressività del tumore al seno positivo ai recettori ormonali. Alterare il microbioma (i microrganismi che vivono nell'intestino e altrove) ha avuto effetti drammatici nel corpo, innescando la diffusione del cancro. Non è noto il motivo per cui alcuni pazienti con carcinoma mammario (HR +) presentino una malattia più aggressiva e invasiva. Predire se tali tumori si diffonderanno in altre parti del corpo (processo chiamato metastasi) rappresenta una sfida importante nel campo della medicina. Importanti indicazioni potranno essere desunte dalle caratteristiche cliniche del paziente al momento della diagnosi. Si sa che la disseminazione metastatica si manifesta precocemente nella malattia ed è facilitata da alterazioni dell'ambiente tissutale, suggerendo che fattori intrinsechi dell'ospite non definiti migliorino la disseminazione precoce e la probabilità di sviluppare una malattia metastatica. Nello studio i ricercatori hanno identificato la disbiosi commensale come un fattore intrinseco dell’ospite associato alla disseminazione metastatica. Durante gli studi si è visto che distruggere l'equilibrio del microbioma nei topi trattandoli in modo cronico con antibiotici ha provocato un'infiammazione sia sistemica sia all'interno del tessuto mammario. In presenza di infiammazione le cellule tumorali si sono diffuse con maggior facilità dal tessuto al sangue e ai polmoni (un importante sito di metastatizzazione per il carcinoma mammario). La disbiosi commensale promuove l'infiammazione precoce all'interno della ghiandola mammaria, infiammazione che viene alimentata dalla progressione del tumore mammario HR +. Inoltre la disbiosi ha aumentato la fibrosi e la deposizione di collagene sia a livello sistemico che localmente all'interno del microambiente tumorale e ha indotto una significativa infiltrazione mieloide nella ghiandola mammaria. Questi effetti sono stati provocati con azione diretta sui microbi intestinali, utilizzando antibiotici non assorbibili, o mediante il trapianto di microbiota fecale (cecale disbiotico), dimostrando l'impatto diretto della disbiosi intestinale sulla disseminazione del tumore mammario. La maggior parte dei tumori al seno, 65 percento o più, sono recettori ormonali positivi. Ciò significa che la loro crescita è alimentata da un ormone, estrogeno o progesterone (la buona notizia è che questi tipi di tumori rispondono bene alla terapia ormonale, come per esempio il tamoxifene). Creare un disequilibrio a livello del microbioma ha provocato un'infiammazione a lungo termine all'interno del tessuto. Lo studio in questione identifica la disbiosi come un regolatore preesistente, intrinseco dell'infiammazione tissutale e dell'ambiente del tumore. Questi risultati suggeriscono come un microbioma deficitario possa essere considerato un indicatore precoce del carcinoma mammario invasivo o metastatico. Per le finalità di questo studio gli antibiotici sono stati utilizzati come un semplice mezzo, un modo diretto per creare uno squilibrio a lungo termine nel microbioma, simile a quello che gli individui possono sperimentare con i microbiomi cronicamente compromessi. La ricerca di Rutkowski, insieme agli altri studi in materia, potrebbe rappresentare un punto di partenza per mettere in atto azioni mirate a manipolare il microbioma a beneficio dei pazienti. Ma il messaggio chiave è l'importanza di un microbioma sano. La scoperta si aggiunge alle prove crescenti che dimostrano che un microbioma sano è di vitale importanza per molti aspetti della salute. Ci sono accortezze generalmente riconosciute per promuovere un microbioma sano: una dieta sana, ricca di fibre, insieme all’esercizio fisico e a una buona qualità del sonno. Ad un microbioma competente può contribuire l’assunzione continuativa di yogurt, kefir, bevande fermentate, cibi addizionati di fermenti lattici. Nei casi di disbiosi più severa si raccomanda l’assunzione di probiotici e prebiotici per cicli di almeno tre mesi al fine di ripristinare un funzionale e sano microbioma in vari distretti anatomici.


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