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CISTITE RECIDIVANTE UN PROBLEMA RELATIVAMENTE SEMPLICE DIVENTA CRONICO: PERCHE’? COME RISOLVERE?

Avrete sicuramente ormai ben compreso, e a vostre spese, che i dolori che accompagnano gli episodi di cistite hanno la tendenza ad aggravarsi con il tempo.

L’intensità dei sintomi aumenta, lo spazio di tempo che separa gli episodi acuti si riduce, e la patologia diviene “recidivante” a tutti gli effetti. (Aggravamento+ ravvicinamento delle crisi= Cronicizzazione)

Ma allora per quale bizzarra ragione una persona sana, da una situazione di cistiti episodiche (1-2 all’anno) passa ad episodi più frequenti (più di 4 all’anno), poi ancora più ravvicinati (più di 10 all’anno) e per finire, addirittura, nei casi più estremi si arriva a situazioni limite -cistite interstiziale, per dirne una?

Proviamo a capirne di più.

CISTITE BATTERICA: DA DOVE ARRIVANO I SINTOMI?

La cistite batterica è una patologia di base “semplice”, che corrisponde a: un insieme di sintomi che si presentano in reazione alla presenza in vescica di colonie batteriche patogene.

Questi batteri patogeni (tra i quali il più “celebre” è l’E.coli) hanno in comune una morfologia abbastanza tipica (vedi immagine a corredo del post) composta da:

- un corpo: matrice contenente il loro materiale organico;

- i flagelli: “codine” che gli conferiscono una certa mobilità autonoma (un po' come gli spermatozoi);

- i pili: “peli” che lo ricoprono;

Alcuni pili terminano con una struttura particolare: la lectina, che agisce come un’ancora che permette al batterio di attaccarsi solidamente all’urotelio (la mucosa che ricopre l’interno della vescica e dell’uretra).

La parete vescicale viene quindi “attaccata” e “graffiata” da questo “ancoraggio” dei batteri, che crea rapidamente una irritazione della mucosa (come delle mini-piaghe!).

Un’infezione urinaria può essere paragonata a mille aghi che tormentano la mucosa ogni giorno, tanto più quanto maggiore è la carica batterica, ovvero la quantità dei batteri presenti.

Queste aggressioni ripetute conducono inevitabilmente ad una infiammazione CRONICA della mucosa: ecco che abbiamo il “colpevole” all’origine della sintomatologia.

Cerchiamo adesso di spiegare perché questa situazione comporta in più il dover correre in bagno ogni 5 minuti!

Avete una cistite e la vostra vescica, a causa dei batteri, è irritata: l’irritazione diventa infiammazione, che agevola la produzione di sostanze chimiche che trasmettono al cervello il messaggio di “dolore”. Oltre alla presenza dei patogeni, altri fattori esterni stimolano la produzione di questi “messaggi” di dolore. In primo luogo il contatto urotelio/urine.

Essendo le urine fisiologicamente acide, il loro contatto con una mucosa vescicale danneggiata causa una irritazione ulteriore (pensate di spremere del limone su un’afta!) Ecco che la presenza di urina in vescica non va soltanto ad aumentare il dolore, ma anche a provocare una risposta difensiva che l’organismo crea di riflesso per eliminare, il più velocemente possibile, l’aggressore : fare pipì per espellere le urine. Abbiamo così spiegato in caso di cistite batterica acuta il perché le minzioni sono spesso così urgenti e ravvicinate.

E’ il corpo che si difende rispetto ad ulteriori aggressioni.

Anche la produzione di nitriti tipica dei batteri uropatogeni gioca a favore di una acidificazione del ph urinario, giusto per complicare le cose ancora un po'!

Ribadiamo quindi l’importanza di alcalinizzare, durante l’episodio acuto in particolare!!

Ri-riassumendo, il dolore e il bruciore minzionale (simile alla sensazione di lame di rasoio) si spiegano con:

- l’infiammazione dell’urotelio uretrale causato dall’adesione dei batteri uropatogeni;

- il passaggio ripetuto dell’urina acida sulla mucosa irritata;

- una composizione differente tra urotelio vescicale (più spesso) e urotelio uretrale (più sottile) che dà luogo ad una sensibilità maggiore dell’uretra;

- fattori esogeni che possono amplificare il danno dell’urotelio: sfregamenti causati dagli abiti (taglio e materiale), la postura (ad esempio, le gambe incrociate), la carta igienica (materiale e modo di asciugarsi), i rapporti, etc.

Un trattamento che aggrava il dolore!

Ecco cosa succede dopo l’assunzione di antibiotico che di solito il medico prescrive in caso di cistite:

CISTITE BATTERICA ACUTA: PRESENZA BATTERICA NELLE URINE CON UNA NUMERAZIONE DI UROPATOGENI SUFFICIENTI A RAGGIUNGERE LA SOGLIA SINTOMATOLOGICA.

1) TRATTAMENTO ANTIBIOTICO

2) AZIONE ANTIBATTERICA SUI CEPPI SENSIBILI

3) SELEZIONE NATURALE DEI PIU’ RESISTENTI

4) RIDUZIONE DELLA CARICA

5) RIDUZIONE DELLA SINTOMATOLOGIA

6) PERIODO DI REMISSIONE

7) RIPRESA DELLA PROLIFERAZIONE BATTERICA

8) FASE “SORDA” SENZA SINTOMI

9) NUOVO EPISODIO ACUTO

E via di nuovo con l’antibiotico :(

che in più avrà creato:

ALTERAZIONE DELLA FLORA FISIOLOGICA INTESTINALE E VAGINALE

DISBIOSI INTESTINALE E VAGINALE CHE FAVORISCE LA MIGRAZIONE DEI BATTERI VERSO LA VESCICA

E via che ci ricolleghiamo all’insorgere di un nuovo episodio acuto.

L’antibiotico contribuisce ad alimentare la sintomatologia dolorosa e le recidive.

L’azione stessa dell’antibiotico causa, come se tutto ciò non bastasse, una ulteriore aggressione perché agisce come vero e proprio battericida; disgregando i batteri, ne distrugge letteralmente il corpo liberandone il contenuto in vescica (che si spiattella sulle pareti stile film horror ahahha!) e queste sostanze sono tossiche, e irritano ulterioremente la parete.

Tuttavia quello che viene percepito e che rimane nella memoria del paziente è il suo effetto di "benessere" immediato, che contribuisce a farne sottovalutare invece tutti questi effetti collaterali.

Considerando quanto premesso, diventa senz’altro più semplice capire come mai una patologia acuta che potrebbe essere risolta tranquillamente già in prima battuta può invece aggravarsi e cronicizzarsi :

- la presenza batterica causa irritazioni alla mucosa a cause delle lectine;

- l’assunzione, spesso suggerita erroneamente, di cranberry o mirtillo rosso crea un ph urinario che peggiora l’infiammazione;

- gli antibiotici aumentano le irritazioni della mucosa e riducendo le naturali difese fisiologiche espongono in modo ancor più importante e sempre più grave alle irritazioni e alle aggressioni batteriche, fungine o infiammatorie.

- l’urotelio, reso ancor più fragile, diventa ipersensibile ai minimi cambiamenti di alimentazione o di idratazione.

La salute della parete vescicale è molto importante e spesso trascurata pur essendo invece un parametro chiave in caso di cistite cronica e di crisi acute legate ai cambiamenti ormonali.

Lo strato superiore dell’urotelio, costituito principalmente da Glicosaminoglicani (GAG), va progressivamente a consumarsi durante l’episodio acuto. Questa “abrasione” è moderata in un soggetto sano, in assenza di recidive, e la mucosa si ricostituisce e ritrova la sua integrità fisiologica iniziale in qualche giorno.

In compenso, le microlesioni potrebbero non riassorbirsi nelle seguenti situazioni:

- persistere dell’infezione;

- formazione di biofilm;

- alimentazione inadatta (troppo acidificante) o carente (mancante di elementi costitutivi dei GAGs);

- recidive;

- micosi vaginali;

- disbiosi intestinale;

- alterazione di alcune terminazioni nervose (più spesso a livello di trigono vescicale o dell’uretra), e conseguente neuropatia.

E’ logico che la vescica fatichi sempre di più man mano che la cistite guadagna terreno. L’urotelio è sempre più fragile, vulnerabile, e ciò favorisce le aggressioni e gli attacchi batterici.

Un vero circolo vizioso che conduce progressivamente a :

- uno spessore uroteliale ridotto i minimi termini;

- cistiti batteriche sempre più frequenti, più dolorose e difficili da combattere;

- episodi acuti di cistite abatterica= di natura strettamente infiammatoria ma identici ad una infezione urinaria nella sintomatologia;

- fastidi permanenti che si alternano a fasi latenti e fasi acute;

- una cronicizzazione del dolore che può diventare addirittura autonomo (nevralgico, nocicettivo);

E’ molto importante invertire la tendenza adottando misure di prevenzione e mantenimento efficaci e prive di effetti collaterali:

- valutazione attenta della pertinenza o meno della terapia antibiotica;

- scelta scrupolosa dell’antibiotico stesso, sulla base di un accurato antibiogramma;

- assunzione contestuale di probiotici, intestinali/vaginali;

- idratazione sufficiente e minzioni regolari e corrette durante la giornata;

- alcalinizzazione del ph urinario durante l’episodio acuto di cistite, da estendere anche al mese successivo;

- assunzione di N-acetilcisteina (Ausilium NAC) in contemporanea a D-mannosio (20 PLUS- FORTE) per distruggere il biofilm patogeno, e quindi l’intero serbatoio batterico;

- assunzione di D-mannosio combinato ad un alcalinizzante e un antinfiammatorio (Ausilium 20 PLUS- Ausilium Forte) durante tutta la fase acuta, e prolungata per un periodo aggiuntivo che vada dai 4 ai 6 mesi almeno;

- assunzione di un integratore con principi attivi che promuovano la riepitelizzazione dell’urotelio (Cistiquer), nel momento in cui la sintomatologia dolorosa persiste indipendentemente dall’episodio acuto;

- assunzione di integratori/probiotici adatti ad affrontare le cause scatenanti, per un periodo INDETERMINATO (D-mannOro/Ausilium Crema per le post-coitali; fermenti per disbiosi intestinale, etc)


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