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"Ho letto per voi": "Il ruolo dei probiotici nelle infezioni urinarie ricorrenti"

Per la rubrica "Ho letto per voi" la nostra Ostetrica Sara Furno ci commenta una review dal titolo “The role of probiotics in women with recurrent urinary tract infections” dei ricercatori Turgay Akgül e Tolga Karakan.

"Le infezioni del tratto urinario (UTI) sono le infezione batteriche più frequenti. Una delle problematiche più complesse e spiacevoli delle UTI nelle donne è la tendenza a recidivare. Si parla di UTI recidivante quando si hanno 3 episodi nell’arco di 12 mesi o 2 episodi nell’arco di 6 mesi.

L’utilizzo di antibiotici nel trattamento delle UTI o nella profilassi danneggia il normale microbiota intestinale e vaginale e crea antibioticoresistenza.

Le resistenze agli antibiotici sempre più frequenti e una maggiore consapevolezza delle pazienti ha portato a prediligere negli ultimi anni nuove strategie di prevenzione e approcci alternativi alle terapie antibiotiche specialmente nelle infezioni del tratto urinario ricorrenti.

Tra le strategie più efficaci, insieme al D-Mannosio, i probiotici rappresentano la via più promettente.

Il termine probiotico è formato dal termine latino "pro" (a favore) e quello greco "bios" (vita). Il concetto di probiotico fu introdotto per la prima volta da Elie Metchnikoff, il quale notò che i microbi nel sistema digestivo potevano fornire contributi positivi, specialmente nelle malattie dell'apparato digerente.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito i probiotici come "microrganismi viventi utili che hanno un effetto positivo sulla salute e sulla fisiologia di una persona se assunti in quantità sufficienti".

I probiotici si possono trovare negli alimenti e negli integratori alimentari (in capsule, in compresse e in polvere).

La struttura del microbioma, cioè l’insieme dei batteri presenti nell’organismo umano è stata oggetto di un immenso interesse negli ultimi anni. Vari studi sono stati condotti sui potenziali ruoli svolti dalle strutture microbiche in diverse malattie.

Sebbene vi siano sufficienti studi nella letteratura sul microbioma di pelle, bocca, vagina e intestino, il microbioma urinario (UM) non è stato studiato a sufficienza. La ragione di ciò è che fino a poco tempo fa si riteneva che l’urina in individui sani fosse sterile.

Grazie al sequenziamento del rRNA 16S e alle tecniche avanzate di coltura quantitativa di urina (EQUC) sviluppate negli ultimi anni, sono stati rilevati batteri aerobi e anaerobi che colonizzano la normale flora del sistema urinario. Questi hanno un ruolo importante nella salute e nell'equilibrio del sistema urinario. Negli studi sui microbiomi urinari, il grado di concentrazione dei batteri che vivono nell’apparato urinario può variare a seconda del sesso, del metodo di raccolta delle urine e della tecnica utilizzata per studiare la UM. In generale, Lactobacillus e Streptococcus sono le specie più frequentemente rilevate. Entrambi i microrganismi hanno ruoli protettivi contro i patogeni che colonizzano la regione urogenitale.

Quando si esamina la flora vaginale, è noto che i microrganismi di Lactobacillus spp. sono i batteri dominanti e formano una flora batterica buona con attività antimicrobica. Approcci inadeguati alle infezioni genitourinarie e continue recidive portano a una prevalenza di uropatogeni coliformi sui lattobacilli.

Esiste una relazione chiara e consolidata tra la flora vaginale e le infezioni urogenitali. La maggior parte dei microrganismi nella vagina proviene infatti dal tratto gastrointestinale. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come la regolazione della flora gastrointestinale e vaginale con supporto probiotico possa prevenire le infezioni genitourinarie.

I probiotici agiscono acidificando l’ambiente vaginale, creando un film protettivo sulla mucosa, inibendo l'adesione dei patogeni, producendo sostanze come vitamine e immunomodulatori e svolgendo attività sinergica con il sistema immunitario dell'ospite.

Alcune specie di lattobacilli producono perossido d’idrogeno e biosurfattanti che acidificano la mucosa vaginale. Tutte queste proprietà rendono i lattobacilli gli agentei probiotici d’elezione per la profilassi e il contrasto alle infezioni uroginecologiche.

I lattobacilli possono prevenire l'aderenza, la crescita e la colonizzazione dei batteri uropatogeni. È stato dimostrato che popolazioni biologiche sane di specie Lactobacillus hanno un forte effetto inibitorio su E. coli.

La maggior parte delle UTI ricorrenti nelle donne è causata dal patogeno E. coli. Gli antibiotici utilizzati nel trattamento di queste infezioni riducono il numero di lattobacilli, che formano una naturale barriera difensiva nel sistema urinario, causando inoltre in molti casi resistenza agli antibiotici.

In uno studio i ricercatori del team del Dr. Zucotti hanno affermato che i probiotici potrebbero essere una buona alternativa alla terapia antibiotica grazie alla loro capacità di legarsi alle cellule uroepiteliali e inibire la crescita patogena e la secrezione di biosurfattante. Gli stessi ricercatori hanno sottolineato che l’assunzione per via orale dei lattobacilli e la conseguente colonizzazione intestinale può far arrivare questi batteri anche nel tratto urinario.

Studi clinici hanno dimostrato che la somministrazione orale di lattobacilli può raggiungere anche l’ambiente vaginale. In molti studi sono state somministrate per via orale capsule contenenti L. rhamnosus e L. fermentes alla dose di 10*9 CFU una o due volte al giorno. In questi studi gli autori hanno rilevato che le capsule somministrate per via orale possono regolare la flora vaginale e possono essere efficaci sulle UTI ricorrenti. È stato anche sottolineato che i probiotici orali possono essere più confortevoli per i pazienti rispetto alla somministrazione vaginale e che la compliance (aderenza alla terapia) migliora sensibilmente.

Recentemente sono stati pubblicati due studi clinici randomizzati in doppio cieco, controllati con placebo, che investigano gli effetti dei probiotici nell'inibire le UTI ricorrenti. Nel primo, il team del Dr.Beerepoot ha dimostrato che la supplementazione con 480 mg di L. rhamnosus GR-1 e L. reuteri RC-14 ha ridotto significativamente il numero medio di recidive nei pazienti con UTI non complicata rispetto al gruppo di controllo. Inoltre la resistenza agli antibiotici è stata significativamente ridotta nel gruppo che aveva assunto i probiotici rispetto al gruppo di controllo. Nel secondo il gruppo del Dr. Stapleton ha studiato 100 donne in premenopausa che erano incorse in cistiti batteriche almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Le pazienti, dopo un episodio di cistite, sono state divise in due gruppi. Il primo è stato trattato con placebo. Il secondo è stato sottoposto per 10 settimane all’applicazione vaginale di lattobacilli, nello specifico Lactobacillus crispatus (10*8 CFU / mL). I risultati di questo studio hanno dimostrato che l'incidenza di infezioni vaginali e urinarie ricorrenti nei pazienti sottoposti a trattamento con Lactobacillus intravaginale è diminuita significativamente rispetto al gruppo placebo.

Negli studi di letteratura sull'uso probiotico nell'UTI, la durata dell'uso probiotico varia da 5 giorni a 12 mesi e le dosi variano tra 10*4 CFU e 10*10 CFU.

Abbiamo quindi le prove cliniche che un equilibrio della flora gastrointestinale e vaginale è importantissimo sia per la prevenzione che il trattamento delle infezioni delle vie urinarie ricorrenti. La supplementazione di probiotici e prebiotici rappresenta dunque un’efficace strategia sicura e priva di effetti collaterali nelle persone con familiarità alle problematiche urogenitali"



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