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Il pavimento pelvico

Aggiornato il: 18 giu 2019

Il pavimento pelvico (o perineo) è un insieme complesso di muscoli situato nella cavità pelvica (a livello del bacino) e che ha come funzione principale quella di sostenere e garantire la funzionalità degli organi pelvici: vescica, utero, vagina, retto, ano.



La maggior parte delle persone ignora l’esistenza e il funzionamento di questa fitta rete muscolare il cui funzionamento è fisiologicamente involontario. Purtroppo, proprio in ragione di questa caratteristica, il pavimento pelvico può sviluppare contrazioni o rilassamenti eccessivi.

Nel momento in cui le contrazioni diventano eccessive e si prolungano nel tempo, può verificarsi una contrattura.


Tra i fattori che favoriscono la contrattura pelvica ci sono:

-> Alcune cattive abitudini:

-Tenere in dentro la pancia

-La pratica di alcuni esercizi di fitness che sollecitano il perineo (gli esercizi di Kegel in particolare)

-Un momento di particolarestress o preoccupazione


-> Episodi dolorosi ricorrenti a carico del pavimento pelvico:

-Cistite acuta (batterica o abatterica)

-Vaginite o infezioni vaginali acute (micosi, vaginosi)

-Emorroidi o ragadi anali

-Ciclo mestruale doloroso


-> Rapporti sessuali non consenzienti o dolorosi

-> L’incontinenza e i tentativi di trattenere l’urina

-> Alcuni interventi chirurgici come l’episiotomia, la chirurgia genitale o uretrale, la radioterapia


I sintomi della contrattura pelvica


La contrattura pelvica raramente avviene in modo brusco o improvviso (a parte in situazioni traumatiche come incidenti, operazioni chirurgiche, violenze sessuali); si tratta invece di un processo spesso lungo, che va da diversi mesi ad anni, e la cui sintomatologia può essere:

Una alternanza costante tra fasi sorde e fasi acutepiù spesso episodica con una ricorrenza e un periodo di persistenza del dolore sempre più lunga man mano nei mesi, fino a diventare costante

La contrattura dei muscoli del pavimento pelvico comprime le vene, le arterie e i nervi, provocando così una sofferenza e una fragilità dei tessuti pelvici. Le trasmissioni nervose subiranno delle modificazioni importanti, provocando una alterazione delle sensazioni percepite in questa zona (difficoltà per il paziente di definire chiaramente il suo dolore), ma anche del funzionamento stesso degli organi.


Di conseguenza si osserverà:


-TRIGGER points, zone di muscolatura tesa e dolorante anche in assenza di stimoli, e il cui dolore si irradia nelle zone vicine o collegate;


-TENDER points, zone in cui il dolore è dato dalla pressione (anche leggera), dolore che sarà però meno intenso e circoscritto.


Al di là del dolore (spesso descritto come un bruciore intimo), la contrattura pelvica può provocare una sintomatologia:

Urologica: disuria (flusso urinario rallentato, intermittente, necessità di “spingere” per svuotarla completamente, perdite urinarie post-minzione), urgenza e frequenza minzionale, dolore vescicale e minzionale, cistite batterica o abatterica

Proctologica: costipazione, difficoltà a defecare, dolori anali, sensazione di “peso” a livello rettale

Ginecologica: bruciore vaginale, dolori, infezioni batteriche o fungine, vaginiti ricorrenti, impossibilità di raggiungere l’orgasmo, vaginismo, dispaurenia.


Due ulteriori e frequenti problematiche create dalla contrattura pelvica: vaginismo e dispaurenia.


Il vaginismo e la dispaurenia sono caratterizzate da una forte contrattura della muscolatura perivaginale che rende la penetrazione difficile, spesso impossibile. I rapporti dolorosi sono sistematicamente seguiti da un dolore a livello urogenitale descritto come una sensazione di bruciore o di calore forte tra le gambe reso ancor più acuto dalla minzione (passaggio di un liquido caldo e acido su un tessuto infiammato) che compare nelle ore seguenti il rapporto e che può durare diverse ore, addirittura diversi giorni.

Sarà molto importante distinguere questo quadro sintomatologico da quello della cistite post-coitale per orientarsi meglio nella prevenzione e nelle modalità di risoluzione.



Le complicazioni della contrattura pelvica

Dal momento in cui la contrazione della muscolatura pelvica diventa costante, si osserva una compressione dei vasi sanguigni e delle fibre muscolari della zona interessata che può essere ricondotta ad un danneggiamento delle terminazioni nervose.

Anzi, il dolore correlato alla contrattura diviene poco a poco un dolore neuropatico indipendente dai fenomeni meccanici o chimici della zona e si evolvono in modo autonomo anche in assenza di stimoli.

In queste condizioni, si assiste ad un vero e proprio circolo vizioso: il dolore crea una contrattura che a sua volta aumenta il dolore, e così via.

A seconda dell’organo coinvolto (o della fibra muscolare toccata), questi dolori cronici potrebbero essere facilmente confusi, dato che sintomatologicamente sono identici, con cistite o vaginite.


La diagnosi della contrattura pelvica

Se leggendo questo articolo pensate di essere interessate da questa problematica, dovreste rivolgervi ad uno specialista per effettuare una valutazione del pavimento pelvico.

La diagnosi può essere fatta da un ginecologo, un urologo o un neurologo, ma la valutazione di partenza viene di solito fatta da una ostetrica o un fisioterapista specializzato che si occupino di riabilitazione pelvica.


La valutazione dovrebbe includere:


Una osservazione visiva diretta della zona genito-uretrale

Questa permette di riconoscere eventuali rossori, abrasioni, cicatrici o anomalie anatomiche (uretra troppo bassa o troppo alta, vestibolo vaginale stretto…). In occasione di questa attenta osservazione, lo specialista vi domanderà senz’altro di contrarre e rilasciare alternativamente la zona genitale (come se si dovesse trattenere l’urina e poi i spingere) al fine di valutare visivamente l’attività motoria volontaria del pavimento pelvico.

Una valutazione manuale della muscolatura

Si pratica sempre di più con l’aiuto di sonde ed è un peccato perché quella manuala resta la più precisa e attendibile. In pratica lo specialista, inserendo le dita in vagina, esamina lo spessore delle fasce muscolari e la loro reazione all’allungamento.

Una valutazione della sensibilità al dolore

Lo specialista valuterà l’area vulvo-vestibolare (tramite lo SWAB TEST), poi le fasce muscolari che sostengono l’ano tramite una digitopressione vaginale.



NB: l’esame urodinamico, che rileva anche la contrazione muscolare eccessiva durante la minzione, è utile per una valutazione completa del pavimento pelvico.


Soluzione per combattere la contrattura pelvica.


E’importante sottolineare che prima di affrontare un cammino in questo senso è fondamentale avere in mano una diagnosi certa, o si rischierebbe di aggravare o complicare la situazione affrontandola nel modo inadatto.

In caso di contrattura pelvica conclamata, il rilassamento della muscolatura pelvica consente una riduzione del dolore e una ripresa della funzionalità fisiologica degli organi toccati in modo più significativo e prolungato man mano che si prosegue la terapia.

La gestione della contrattura pelvica comprende una serie di tecniche utili ed esercizi di rieducazione che si consiglia vivamente di praticare, seguiti naturalmente da professionisti come ostetriche e fisioterapisti.

Infine, l’assunzione di alcuni integratori alimentari come Etinerv, D-Magnesio e Ausilium Forte può costituire un eccellente supporto per la loro azione miorilassante, neuromodulatrice, anti-infiammatoria, e il loro sostegno al tessuto nervoso.



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