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Le parole chiave: Lapacho

LAPACHO o Tabebuia avellanedae


La pianta del Lapacho, seppur sia ancora poco conosciuta e diffusa nella medicina tradizionale europea, è da sempre considerata un concentrato di virtù già dai tempi delle antiche popolazioni di Brasile, Bolivia, Perù, Paraguay, Argentina, Isole Vergini e Bahamas.



La fama delle sue molteplici proprietà si perde quindi nelle antiche tradizioni fitoterapiche del Sud America, quando già le popolazioni Inca ne utilizzavano sapientemente frammenti di corteccia, che lasciate in ammollo con acqua calda, rilasciavano l’estratto contenente il fitocomplesso dei principi attivi oggi noti come Naftochinoni (Lapacholo, Xiloidone), Antrachinoni e Quercetina, prodotti dalla pianta per la sua stessa difesa e protezione da attacchi microbici parassitari. Nella medicina integrata il Lapacho viene utilizzato per diversi scopi, ed è specialmente apprezzato per le sue numerose virtù garantite dalla ricchezza e varietà delle sue componenti. Se correttamente dosato (mediamente 500 mg /die) e titolato in Naftochinoni (almeno al 3%), risulta in grado di contrastare efficacemente le infezioni micotiche, episodi di candidosi ricorrenti (a carico di cute e mucose), intestinali, cistiti recidivanti, eczemi e psoriasi esplicando azioni positive nei confronti di ulcere gastriche e duodenali, senza causare i significativi effetti collaterali caratteristici delle comuni terapie antimicotiche.

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