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UREAPLASMA E MICOPLASMA

UREAPLASMA E MICOPLASMA: POTREBBERO ESSERE LORO I RESPONSABILI DELLA SVD (SINDROME DELLA VESCICA DOLOROSA) E DI ALTRI DISTURBI UROGINECOLOGICI COME LA VESCICA IPERATTIVA O LA SINDROME URETRALE?

I MICOPLASMI

Vengono chiamati comunemente “Micoplasmi” i Micoplasmitacei (famiglia che include tutte le specie appartenenti ai generi Micoplasma e Ureaplasma) che appartengono alla classe dei batteri Mollicutes.

Sono dei batteri la cui morfologia e l’excursus di vita sono molto diversi dai batteri uropatogeni comuni:

- sono molto più piccoli;

- hanno un genoma estremamente piccolo;

- sono privi di membrana cellulare;

- non hanno pili (appendici proteiche filamentose che si ritrovano sulla superficie dei batteri);

- hanno una capacità di biosintesi limitata (metabolismo, riproduzione…);

- sono molto sensibili ai fattori ambientali;

- sono resistenti agli antibiotici.

Questi microrganismi hanno dunque delle esigenze elevate in termini di condizioni di vita.

Per questa ragione i micoplasmi colonizzano l’umano come fanno i parassiti, secondo modalità intra ed extracellulari, dato che hanno bisogno di trovare un organismo che li accolga per sopravvivere.

PATOGENICITA’ DEI MICOPLASMI

Tra le 200 specie di micoplasmi che possono attaccare il corpo umano, soltanto 6 sembrano essere patogeni negli immunocompetenti (capacità del corpo di produrre una normale risposta immunitaria a seguito dell'esposizione ad un antigene): Mycoplasma pneumoniae, Mycoplasma hominis, Mycoplasma genitalium, Micoplasma fermentans, Ureaplasma parvum et Ureaplasma urealyticum.

Precisiamo che 3 specie di micoplasmi sono presenti in maniera significativa nell’apparato genitale (Mycoplasma hominis, Mycoplasma genitalium et Ureaplasma urealyticum) dove possono presentarsi come commensali della flora di Doderlein ma potenzialmente patogeni (opportunisti in caso di disbiosi ad esempio), e le ricerche indicano che il numero di partner sessuali nel corso dei mesi precedenti alle analisi ha una incidenza sulla prevalenza di colonizzazione batterica nell’apparato urogenitale da parte di questi ceppi.

I micoplasmi possono causare numerose infezioni, soprattutto genitali, spesso croniche e che riguardano maggiormente gli uomini. Per la vicinanza anatomica dell’uretra femminile con la vagina, si può supporre che la colonizzazione batterica vaginale possa ugualmente raggiungere le vie urinarie. Esistono già numerose informazioni sulle infezioni sessualmente trasmissibili, patologie genitali dunque, associate ai micoplasmi.

L’influenza e il potenziale patogeno dei micoplasmi nel contesto delle infezioni urinarie e di altri disturbi urologici, come la vescica iperattiva, la sindrome della vescica dolorosa /cistite interstiziale sono ancora incerte. La loro presenza è stata tuttavia verificata spesso in caso di uretrite, cistite e infezione delle vie urinarie superiori (reni, uretra). Il loro ruolo nei casi di vescica iperattiva e di sindrome della vescica dolorosa/interstiziale è ancora oggetto di dibattito.

E’ stato dimostrato che il Mycoplasma hominis e l’Ureaplasma urealyticum possono essere responsabili anche di pielonefrite (complicazione delle infezioni alle basse vie urinarie, anche se asintomatiche).

I MICOPLASMI POSSONO CAUSARE UNA IPERATTIVITA’ DELLA VESCICA O UNA SINDROME DELLA VESCICA DOLOROSA (CISTITE INTERSTIZIALE)?

Numerosi studi hanno permesso di rilevare una forte prevalenza della presenza di certe specie di Ureaplasmi e Micoplasmi nelle urine di donne con Vescica Iperattiva e/o Cistite Interstiziale. Gli autori hanno dimostrato in modo similare come in queste pazienti i sintomi migliorano con un trattamento antibiotico adeguato.

QUANDO RICERCARE I MICOPLASMI?

In caso di:

· Problematiche urinarie croniche e/o sintomi persistenti simili a quelli di una infezione delle basse vie urinarie o di una pielonefrite e /o sintomi uretrali cronici;

· Urinocolture sovente negative o polimicrobiche;

· Assenza di risposta agli antibiotici abitualmente assunti;

si ritiene necessario effettuare un’indagine per i micoplasmi prima di imbarcarsi in tortuosità diagnostiche costose o invasive (come cistoscopia, IRM, bilanci urodinamici…)

QUALI SONO I METODI MIGLIORI PER RICONOSCERE I MICOPLASMI?

La maggior parte dei microrganismi uropatogeni possono essere rilevati tramite semplice urinocoltura, i micoplasmi necessitano invece una di ricerca specifica. D’altra parte possono essere ritrovati sia in pazienti asintomatici che con precisa sintomatologia.

Per le loro modalità di contagio – intracellulare- il numero dei batteri nelle urine non è necessariamente legato alla quantità di batteri realmente presenti nella parete vescicale. In effetti un numero importante di questi organismi intracellulari possono essere ritrovati nella parete vescicale in assenza di batteriuria. Per questo motivo l’esame di predilezione per il rilevamento dei micoplasmi è il tampone uretrale.

Il Mycoplasma genitalium ad esempio non viene rilevato da una coltura standard per via di una crescita estremamente lenta. La reazione a catena della polimerasi (PCR) è il metodo diagnostico utilizzato in quanto il più rapido a fornire risultati affidabili.

In caso di risultato positivo, la decisione più difficile è lasciata al medico che dovrà interpretare gli esami (tenendo conto anche della sintomatologia) e capire se il batterio rilevato è patogeno o meno e mettere in atto un trattamento che rispetti un adeguato antibiogramma.

TRATTAMENTO DI MICOPLASMI E UREAPLASMI

Lo studio sopracitato precisa differenti aspetti relativi al trattamento:

· La terapia antibiotica va decisa dopo aver consultato l’antibiogramma per prevenire ed evitare pericolose resistenze;

· Il trattamento deve essere esteso anche al partner;

· L’utilizzo del preservativo è imperativo fino a risoluzione completa della problematica.

CONCLUSIONE DELLO STUDIO

Gli autori dello studio concludono che, stando alla situazione attuale (2018), i micoplasmi dovrebbero essere specificatamente ricercati tramite tampone uretrale con metodica PCR nei pazienti che presentino infezione croniche o le cui urinocolture sono di solito negative.

Nelle donne che presentano sintomatologia, il trattamento dovrebbe essere sempre preceduto da un antibiogramma, dato che la natura intracellulare dei micoplasmi può facilmente rendere l’antibiotico inefficace.

Si può presumere che nelle donne soggette a cistiti croniche o che soffrono di una sintomatologia urogenitale apparentemente abatterica, questi agenti patogeni, difficili da rilevare, hanno un ruolo spesso sottovalutato.




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